Il drago

drago_20.jpgLo zoroastrismo in Persia e il cristianesimo in occidente ne hanno fatto un simbolo del male, ma per molti popoli il drago è stato essenzialmente un simbolo di potere, di fertilità ed energia.

Pensiamo ad esempio alla Cina, dove il Grande Drago era considerato il protettore dell’Impero, in quanto, come scrive Alfredo Cattabiani, “emblema dell’energia cosmica che regge e attraversa gli elementi, principio attivo e demiurgico, verbo creatore che sputa le acque primordiali o l’Uovo del mondo”.

Secondo le credenze cinesi egli governa la pioggia e i venti, provvede alle inondazioni dei grandi fiumi che fertilizzano la terra, cura e rende fertili le acque dolci e quelle marine. Del resto in molti altri Paesi, anche europei, alcune leggende pongono il drago a protezione di sorgenti, laghi, fiumi e mari.

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Questo animale fantastico lo si ritrova in effetti in molti miti e tradizioni dei Paesi eurasiatici, spesso assimilato al serpente. Rappresenta una forza sotterranea, il potere della terra e delle acque generatrici di vita. Il fatto che possieda le ali è un indizio del suo dominio sull’aria, mentre il fuoco che esce dalla sua bocca gli da il potere di bruciare le impurità.

Egli emerge dal caos e, come “uroboros”, il serpente che si morde la coda, rappresenta la continuità infinita, l’eterno ritorno.

Molte leggende raccontano di un drago o di un serpente primordiale che all’inizio dei tempi viene affrontato e sconfitto dal Dio della Luce, che dai suoi frammenti crea il cielo e la terra, oppure lo relega nel mondo sotterraneo da cui era venuto.

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Nella tradizione greco-romana era considerato di essenza divina, tanto che Svetonio lo chiama “divus draco”. Era uno dei principali emblemi del sole. L’occhio del drago, che vigila e trafigge, partecipa della natura celeste dell’astro.

Si può ricordare a questo proposito che il verbo greco “dércomai” vuol dire vedere. Per questo motivo ha spesso il compito di custodire i templi, gli oracoli, i tesori.

Come quello posto a guardia del giardino delle Esperidi con i pomi d’oro dell’immortalità, che viene ucciso da Ercole, o quello affrontato da Giasone, che custodisce il vello d’oro nel mito degli Argonauti.

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In entrambi i miti la lotta e la vittoria dell’eroe contro il drago può essere interpretata come una prova iniziatica per raggiungere l’immortalità o la conoscenza. La stessa cosa del resto avviene in molte leggende europee.

Pensiamo a Sigfrido, che uccide il drago che custodisce il tesoro dei Nibelunghi, e che si asperge poi del sangue nero dell’animale per rendere il suo corpo invulnerabile.

Un altro mostro della mitologia greca è quello ucciso da Cadmo, il fondatore della città di Tebe. Seguendo l’oracolo di Delfi egli giunse in Beozia, terra custodita da un drago sacro ad Ares.

Dopo aver sacrificato una mucca, l’eroe uccise la bestia e, consigliato da Atena, piantò i suoi denti nel terreno. Da quei denti nacquero i guerrieri armati che regnarono sui tebani.

I Celti lo consideravano pure emblema del potere divino. Secondo un’antica leggenda celtica, dall’inizio del mondo un grande serpente, con ali e corna, è sepolto sotto la terra.

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Le sue spire si addentrano nelle viscere terrestri fin sotto il vasto Oceano e le sue ossa sostengono i monti più elevati. Il suo potere percorre il mondo ed è tanto più forte quanto più le sue ossa sono vicine alla superficie.

I Druidi, i saggi del mondo celtico, conoscevano le linee di quel potere e cercavano di utilizzarne l’energia. Quando i Celti giunsero in Europa nel II millennio a.C., esistevano già le grandi opere megalitiche (cromlech, menhir, dolmen) delle precedenti culture, che vennero da loro assorbite.

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Fino a non molti anni fa si pensava che le grandi pietre erette fossero animate da poteri magici, che passando di li al plenilunio si guarisse dalle malattie e che queste pietre si trovassero alla confluenza di energie sotterranee, dove era possibile, in particolari momenti dell’anno, stabilire un contatto con l’aldilà.

Le energie telluriche e sotterranee erano incarnate proprio dal drago e i druidi traevano i loro poteri dalla conoscenza delle forze controllate dalle sue ossa.

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In Bretagna il drago diventa nel tempo simbolo di potere dei re. Uno dei più famosi eroi del ciclo bretone è Uther Pendragon (Testa di Drago), il padre di Artù, che sul campo di battaglia possedeva dei poteri quasi magici.

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Il dragoultima modifica: 2009-08-02T15:18:00+02:00da ourorboros
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